“I robot stanno entrando nelle nostre vite e avranno un’interazione sempre più intuitiva con gli esseri umani, ma intelligenza artificiale e umana resteranno incomparabili.”

 

 

Intervista a Cecilia Laschi, docente di Bioingegneria industriale all’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e “mamma” di Octopus, primo robot morbido al mondo.

La sua attività si concentra sulla biorobotica, in particolare sulla “soft robotics”, robot costruiti cioè con materiali morbidi, a che punto è la ricerca in questo settore?

Si tratta di un settore estremamente giovane ma in forte crescita. Sono state affrontate le sfide fondamentali relative all’uso di materiali morbidi in robotica e sono state sviluppate tecnologie innovative per costruire robot con le quali adesso si affrontano alcune applicazioni.

In quali settori si concentreranno le applicazioni della robotica soft?

Le applicazioni sono molteplici, in tutti i settori in cui il robot deve entrare a contatto con l’ambiente o con le persone, come per esempio nel settore biomedicale, dove un robot soft può assistere una persona, operare all’interno del corpo umano o essere indossato per fornire supporto.

La nuova generazione di robot che sta nascendo in questi anni quanto e quale spazio avrà nella vita di ciascuno di noi? Nell’arco di quanto tempo?

I robot stanno iniziando a far parte delle nostre vite in forme diverse, come i robot che producono le auto che usiamo tutti i giorni, i semplici robot per la pulizia del pavimento che qualcuno ha in caso o le auto a guida autonoma che si stanno diffondendo velocemente. Tutte queste macchine intelligenti saranno sempre più presenti nelle nostre vite in un futuro prossimo, magari non nella forma di robot che fa parte dell’immaginario collettivo, legata alla fantascienza.

Cambierà nel prossimo futuro il modo in cui dialogheremo con le macchine?

Come altre tecnologie, per esempio quella degli smartphone, anche i robot saranno costruiti in modo da avere un’interazione sempre più intuitiva con gli esseri umani, sempre secondo un paradigma di macchina che ci può essere utile per alcuni compiti.

PHD, in qualità di agenzia media e di comunicazione globale, esplora da anni il futuro della tecnologia e le relative implicazioni. Nella nostra ultima pubblicazione internazionale dal titolo “Merge” raccogliamo il pensiero di molti innovatori secondo i quali “più le macchine diventeranno intelligenti, più il divario tra uomo e tecnologia diminuirà, fino a raggiungere un punto di fusione”. Lei cosa ne pensa?

Penso che quello che si intende per intelligenza in una macchina sia profondamente diverso da quello che si intende per intelligenza umana. Credo che esse percorrano dei binari paralleli che, qualunque sia il grado di evoluzione dell’intelligenza delle macchine, manterranno questo punto di fusione irraggiungibile.

Per Ray Kurzweil, ingegnere capo di Google tra i futuristi più riconosciuti al mondo, “entro il 2029 i computer avranno raggiunto un livello di intelligenza pari a quello umano”. Concorda?

Ci sono alcune cose che le macchine fanno meglio del cervello umano, come i calcoli. Questo non significa che abbiano raggiunto o addirittura superato l’intelligenza umana. Non credo che si potrà mai fare un paragone tra intelligenza artificiale e umana.

L’intelligenza artificiale può costituire una minaccia per l’uomo come indicato da alcuni illustri pensatori (uno su tutti Stephen Hawking)?

Credo che si possa sempre sviluppare un’intelligenza artificiale che sia al servizio dell’uomo.

Con lo sviluppo del machine learning i robot impareranno anche ad emozionarsi? Potranno mai farlo?

Le emozioni si possono simulare nei robot e qualche gruppo nel mondo lavora a questo. Si tratta essenzialmente di simulare i meccanismi con cui un’emozione viene generata rispetto agli stimoli ricevuti. Non credo che questo possa essere paragonato alle emozioni provate dagli esseri viventi.

Crede che i produttori di sistemi basati sull’intelligenza artificiale dovrebbero attenersi a linee guida etiche comuni?

È difficile stabilire condotte etiche rispetto allo sviluppo di tecnologie, che possono essere utilizzate in vari modi e a vari scopi. La normativa, e non solo di carattere etico, deve intervenire sull’uso che si fa di tali prodotti.

Quanto conta l’interdisciplinarità in questo momento nella ricerca scientifica e tecnologica più avanzata?

L’ingegneria attuale, e soprattutto la robotica moderna e la soft robotics, sono caratterizzate da una varietà di aspetti che devono essere affrontati in maniera integrata. L’interdisciplinarità tipica della robotica si sta allargando dai settori ingegneristici alle discipline delle scienze della vita e delle scienze sociali.

 

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