Di eventi che tentano di fornire previsioni sul futuro (più o meno prossimo) abbiamo le agende piene. Quanto le proiezioni e i diversi mondi possibili sulla carta si trasformino in realtà è molto più difficile da verificare. Ciò che possiamo fare, personalmente e professionalmente, è osservare le varie evoluzioni per non farci cogliere impreparati dalle rivoluzioni. Il più grande problema che ogni nuova generazione deve affrontare, infatti, è l’accelerazione dell’evoluzione tecnologica. È ciò che il futurologo Ray Kurzweil – collaboratore nell’ultima pubblicazione di PHD “Merge – The closing gap between technology and us” – definisce Law of Accelerating Returns, secondo cui il progresso tecnologico dell’uomo è una funzione esponenziale e non lineare. La cui conseguenza probabilmente più grave per la nostra specie è la progressiva riduzione del tempo a disposizione per adattarsi al cambiamento. La capacità di attutire l’impatto sta tutta nella nostra velocità di acquisizione ed elaborazione delle informazioni.

In questa ottica, Futureland – l’evento tech di Talent Garden dedicato alle tecnologie emergenti – è proprio una finestra su tecnologie che oggi, per diffusione e per adozione quotidiana, sono di nicchia ma che potenzialmente diromperanno in diversi settori e in molti aspetti delle nostre routine. Tre le macro-aree investigate: Blockchain, Intelligenza Artificiale, Tecnologie Immersive (AR/VR).

Blockchain

Passato l’hype del bitcoin, almeno per ora, in cui tutti hanno sentito parlare di blockchain, rimangono le applicazioni concrete. Per chi non sapesse proprio di cosa si tratti, provo a condensare le informazioni in una definizione: si tratta di un database distribuito, pubblico, accessibile e immutabile, su cui è possibile registrare delle informazioni. Campi d’applicazione? Tutti quelli che, oggi, hanno bisogno di una terza parte che garantisca la correttezza di una transazione. Potenzialmente tutti gli intermediari che conosciamo potranno essere spazzati via dall’utilizzo di un’applicazione basata sulla blockchain. E ogni attività che ha bisogno di registrare e conservare informazioni, preservandone l’integrità, è l’humus adatto per la nascita di una applicazione. Anche il media: esistono già browser con architetture in grado di garantire la compravendita di spazi, la monetizzazione degli stessi e la verifica dell’erogazione dell’adv, tutto senza che ci siano terze parti coinvolte al di fuori di editori, marketer e utenti.

La più grande rivoluzione che la blockchain apporterà alla rete così come la conosciamo è l’impossibilità del double spending. Oggi qualunque informazione scambiata online è facilmente duplicabile. È un processo che avviene anche senza la volontà espressa dell’utente: quando scattate una foto con lo smartphone e la inviate a un amico via Whatsapp il risultato è che sia voi che il vostro amico avrete una copia di quella foto (e tecnicamente ne avrà una copia anche Whatsapp). La blockchain rende possibile il passaggio di una informazione da un utente all’altro senza che questa venga duplicata e, inoltre, verificando che il possessore originario dell’informazione stessa sia legittimo. Ciò permette di scambiare del valore via internet. Direttamente tra utenti. Sta nascendo la Internet of Value.

Intelligenza Artificiale

Gli ottimisti sognano un mondo in cui passeremo il tempo a imparare a suonare il violino o a leggere in spiaggia mentre le macchine faranno il nostro lavoro. I pessimisti stanno rivedendo Terminator. I realisti osservano le applicazioni concrete, che sfruttano algoritmi di machine learning e deep learning per compiere task sempre più complessi, proliferare e migliorare ogni giorno. Passi da gigante sono già stati fatti in ambito medico, dove le macchine sono già più accurate dell’uomo nell’analisi di immagini (radiografie, ecografie) e nel processo diagnostico, sfruttando l’accesso immediato e illimitato a una mole di informazioni impensabile da elaborare per un uomo.

L’impatto sulla nostra industry? Sulla carta, dirompente. Di algoritmi di ottimizzazione, più o meno efficienti, parliamo da tempo ma c’è chi sta guardando oltre. Intere piattaforme capaci di gestire comunicazioni cross-platform, adattare il messaggio, spostare il budget in base all’obiettivo (e.g. frank.ai). Cambieremo lavoro?

Tecnologie Immersive

Realtà Virtuale. Dalle applicazioni in campo ludico a quelle di business, si tratta probabilmente della disruption annunciata da più a lungo e che fatica a generare un impatto per problemi di hardware. I visori attualmente in commercio hanno ancora delle imperfezioni e la fetta di utenti che non sopporta indossarli per più di qualche minuto è ancora ampia. Ma da un lato c’è chi sta lavorando a sistemi di eye-tracking che renderanno più naturale la UX e, dall’altro, chi sta facilitando la creazione di contenuti. I grossi player, come Facebook, ci investono da tempo e lo scenario in cui la vendita di prodotti virtuali sarà un business corposo per le aziende è ampiamente condiviso. E poi c’è l’immaginazione. Pensate alla vostra serie preferita. Oggi potete solo seguire il punto di vista scelto dal regista. E se venisse girata in prima persona, in 360°, la storia di ognuno dei personaggi coinvolti e potessimo scegliere quale di questi seguire, guardando il contenuto in VR e osservando ciò che vogliamo?

Realtà Aumentata. Assimilata alla prima per semplicità di trattamento, ma totalmente differente. Senza scomodare il successo di Pokemon Go, oggi ci sono interi comparti industriali che sfruttano app di AR per velocizzare e facilitare gli interventi tecnici e di manutenzione. Una volta mappato il punto di intervento (macchinari, pannelli, motori), chiunque, anche senza know-how specifico, può effettuare un lavoro complesso guidato da indicazioni visuali, semplicemente utilizzando occhiali adatti. Mondi meno tecnici? In US una partnership tra Snap e Amazon, consente di inquadrare un oggetto con la camera di Snapchat e acquistarlo sull’ecommerce più famoso del mondo.

Nessuna di queste tecnologie diventerà main-stream domattina. Ma quanti di voi hanno acquistato Google Home o Amazon Echo durante il black Friday? Oggi sono solo degli altoparlanti dotati di stupidità artificiale. Ma imparano in fretta. Siate pronti!

 

Di Domenico Genovese, Innovation Manager PHD Italia.