AI e fintech: l’utente al centro grazie a sicurezza e trasparenza

Disintermediare l’esperienza finanziaria: una sfida in cui l’intelligenza artificiale gioca un ruolo importantissimo nella conquista della fiducia del risparmiatore.

Benedetta Arese Lucini è una donna che non ha paura delle sfide: è stata country manager di Uber quando l’app è sbarcata in Italia e questo le è costato anni di attacchi personali e minacce. Poi ha fondato la startup fintech Oval Money, piattaforma che permette di accumulare risparmi in modo automatico e personalizzato, funzionando come una sorta di salvadanaio digitale. Inclusione finanziaria e incentivo all’investimento gli obiettivi dell’app che, attraverso un sistema di machine learning, grazie alle analisi delle transazioni effettuate dall’intelligenza artificiale, è in grado di proporre strategie di risparmio e investimento “cucite su misura”. Quando si è trovata ad essere “l’unica donna nella stanza”, ci racconta, ha rivendicato il diritto di esserci, perché “l’innovazione non è un mestiere per uomini, ma un campo per chi ha gli strumenti per osare”.

Che ruolo ha l’intelligenza artificiale in Oval Money?

L’intelligenza artificiale ci permette di fornire all’utente un’esperienza sempre migliore, sempre più tagliata sulle sue esigenze. Ad esempio, elaborare i dati, in modo preciso e sicuro, sulle transazioni di chi utilizza la nostra app, permette a Oval Money di restituire agli utenti informazioni importanti sull’utilizzo che fanno del denaro, aiutandoli in un percorso di educazione e consapevolezza finanziaria. E questo vale ancora di più quando entriamo nel campo degli investimenti, dove il plus di Oval è proprio quello di far avere piena visibilità ai suoi utenti di prodotti e servizi che possono incrociare perfettamente il loro profilo.

Quali sono le prospettive di applicazione dell’intelligenza artificiale nel fintech?

Sicuramente riguardano gli aspetti legati alla nuova centralità dell’utente. Ogni utente ha bisogni unici che devono essere soddisfatti come tali e grazie all’intelligenza artificiale è possibile elaborare soluzioni sempre più sofisticate. Lo scopo è quello di migliorare l’esperienza d’utilizzo, che non è più un concetto accessorio ma diventa un aspetto caratterizzante. Questo perché la tecnologia, la one touch experience, la riduzione costante e dei tempi di latenza delle macchine diventano il nuovo parametro su cui si iniziano a misurare anche i settori tradizionali, come la finanza.

Quali altri driver influenzeranno il settore nel prossimo futuro?

La sicurezza, quindi, la capacità di proteggere gli utenti nei confronti di frodi e contemporaneamente essere in grado di fornire la garanzia che i dati che loro scelgono di condividere siano tutelati. Un altro driver importante sarà la trasparenza, su questo punto il consumatore non vuole scendere a patti, lo vediamo ormai in ogni campo, dalla politica alla scelta di quello che si mette in tavola. Il fintech non è escluso da questo processo: mai come oggi il consumatore vuole avere il pieno possesso delle informazioni che possono determinare la sua esperienza.

Proposte d’investimento e fiducia del risparmiatore: i sistemi basati sul “machine learning” possono vincere la diffidenza creata dai tanti scandali bancari degli ultimi tempi?

Disintermediare l’esperienza finanziaria, far entrare l’utente all’interno di un processo di cui prima era solo spettatore, fornirgli tutte le informazioni perché possa essere lui a guidare la sua esperienza, studiare soluzioni tarate sulle sue abitudini e sulle sue possibilità: sono questi gli elementi che concorrono a far crescere la fiducia del consumatore.

La raccolta e analisi dei dati (anche quelli bancari), viceversa, può costituire un freno all’utilizzo di una piattaforma come la vostra, o simili, dopo gli scandali sulla privacy nell’economia digitale?

È esattamente quello che dicevo prima, la grande sfida oggi si gioca sul campo della sicurezza e della trasparenza. Ed è proprio la trasparenza che può aiutare le applicazioni come le nostre ad acquisire la fiducia dell’utente: restituire passo dopo passo al consumatore tutte le informazioni necessarie aiuta a innescare il circolo virtuoso della fiducia.

Si moltiplicano le alleanze tra banche tradizionali e start-up fintech (anche nel capitale di Oval Money, recentemente, è entrata Intesa Sanpaolo), sono in molti però a credere che a fare la differenza nel prossimo futuro saranno i giganti hi-tech come Apple e Google. Saranno questi i due schieramenti: “GAFA” da una parte, banche + startup dall’altra?

È un mondo in divenire, in questa fase vedo come molto interessanti le alleanze fra istituti tradizionali e fintech perché partnership strutturali di questo tipo, come quella che noi abbiamo avviato con Banca Intesa, non solo migliorano il servizio per l’utilizzatore, ma soprattutto allargano il bacino di utenza permettendo l’accesso di  un nuovo target a un settore che generalmente è sempre stato appannaggio di pochissimi, dove il capitale iniziale costituiva un requisito indispensabile rappresentando un discrimine. Per quanto riguarda l’ingresso delle grandi hi-tech company nel settore, se questo può portare beneficio agli utenti ben venga, ma è necessario che avvenga nella tutela dei dati e garantendo sempre trasparenza e sicurezza.

Tecnologia e regolamentazione: dal quadro giuridico connesso al mondo della robotica all’effetto sui mercati dei sistemi di trading automatici basati sugli algoritmi, fino alle implicazioni etiche degli sviluppi dell’AI. Quali sono le priorità nel suo settore?

Innanzitutto è bene ricordare che quando parliamo di AI parliamo di tecnologia, pertanto a dover essere regolamentata non è tanto l’AI in sé e per sé ma il suo utilizzo. La chiave è portare avanti una regolamentazione omogenea a livello internazionale evitando fughe locali in avanti. Ancora una volta al centro ci sono i dati degli utenti: serve trasparenza nella richiesta al consumatore e nell’autorizzazione all’utilizzo.

Questo progetto si propone di raccontare il mondo dell’intelligenza artificiale attraverso le protagoniste delle sue applicazioni in vari settori, con l’obiettivo di stimolare e amplificare la riflessione sul contributo femminile all’innovazione, contro qualsivoglia “gender gap”, in termini di rappresentatività, visibilità, autorevolezza. Quante volte le è capitato di essere “l’unica donna nella stanza”?

Mi è capitato e non sarebbe potuto essere diversamente, visti i settori nei quali mi sono trovata a lavorare: finanza e mobilità. Quello che ho fatto non è stato subire la minoranza in termini di rappresentatività, ma rivendicare il diritto di essere in quelle stanze. Perché oggi siamo al centro di un cambiamento di mentalità, in cui finalmente stanno venendo giù uno dopo l’altro i pregiudizi che impedivano alle donne di entrare in alcuni campi. Finalmente si comincia a capire che l’innovazione non è un mestiere per uomini, ma un campo per chi ha gli strumenti per osare, per cambiare i paradigmi.

A suo avviso il contributo femminile nel suo settore, quello del fintech, va alimentato e supportato? Esiste il problema di una finanza, una tecnologia, pensate e progettate al maschile? Ci stiamo perdendo qualcosa?

Sicuramente, ma è proprio in campi come il nostro che il cambiamento sta procedendo in maniera più spedita. Siamo fortunati, non abbiamo tradizioni lunghe di leadership maschili assolute, le donne stanno penetrando nel settore a ogni livello, aiutate da una silenziosa rivoluzione che, prima in famiglia e poi nella scuola, le porta ad appropriarsi di campi considerati tradizionalmente maschili. La sfida, quindi, non si gioca più a mio avviso sull’accesso, ma sul riconoscimento professionale e economico del contributo femminile.

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