{"id":21511,"date":"2019-02-26T13:49:09","date_gmt":"2019-02-26T13:49:09","guid":{"rendered":"https:\/\/staging.phdmedia.com_\/italy\/?p=21511"},"modified":"2019-02-27T10:13:22","modified_gmt":"2019-02-27T10:13:22","slug":"ai-niccolo-pescetelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.phdmedia.com\/italy\/ai-niccolo-pescetelli\/","title":{"rendered":"L\u2019AI \u00e8 come un bambino: per imparare deve giocare"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cNello studio dell\u2019intelligenza artificiale il gioco svolge lo stesso ruolo che svolge per il bambino nei suoi primi anni di crescita\u201d, sottolinea Niccol\u00f2 Pescetelli. Il ricercatore del Media Lab del MIT ci aiuta a capire perch\u00e9 divertimento e intrattenimento sono fondamentali nello sviluppo delle tecnologie pi\u00f9 avanzate.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.phdmedia.com\/italy\/wp-content\/uploads\/sites\/27\/2019\/02\/Copertina_-Copertine_AI-love-FUN_PHD_2019_febbraio.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-21512 size-large\" src=\"https:\/\/www.phdmedia.com\/italy\/wp-content\/uploads\/sites\/27\/2019\/02\/Copertina_-Copertine_AI-love-FUN_PHD_2019_febbraio-878x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"878\" height=\"1024\" srcset=\"https:\/\/www.phdmedia.com\/italy\/wp-content\/uploads\/sites\/27\/2019\/02\/Copertina_-Copertine_AI-love-FUN_PHD_2019_febbraio-878x1024.jpg 878w, https:\/\/www.phdmedia.com\/italy\/wp-content\/uploads\/sites\/27\/2019\/02\/Copertina_-Copertine_AI-love-FUN_PHD_2019_febbraio-257x300.jpg 257w, https:\/\/www.phdmedia.com\/italy\/wp-content\/uploads\/sites\/27\/2019\/02\/Copertina_-Copertine_AI-love-FUN_PHD_2019_febbraio-768x896.jpg 768w, https:\/\/www.phdmedia.com\/italy\/wp-content\/uploads\/sites\/27\/2019\/02\/Copertina_-Copertine_AI-love-FUN_PHD_2019_febbraio.jpg 1739w\" sizes=\"auto, (max-width: 878px) 100vw, 878px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/niccolopescetelli.com\/about\/\">Niccol\u00f2 Pescetelli<\/a>, 29 anni, \u00e8 un ricercatore del <a href=\"https:\/\/www.media.mit.edu\/\">Media Lab del MIT<\/a> (Massachusetts Institute of Technology), il laboratorio sull\u2019innovazione che fa dell\u2019antidisciplinariet\u00e0 &#8211;\u00a0 la capacit\u00e0 cio\u00e8 di andare oltre le discipline esplorando gli spazi tra l\u2019una e l\u2019altra &#8211; il proprio approccio bandiera. Lavora nel gruppo del Prof. Iyad Rahwan, lo <a href=\"https:\/\/www.media.mit.edu\/groups\/scalable-cooperation\/overview\/\">Scalable Cooperation Group<\/a>, che si occupa di quantificare l\u2019impatto sociale della tecnologia (dall\u2019automazione all\u2019intelligenza artificiale) nella vita di tutti i giorni. Niccol\u00f2 si \u00e8 formato nel campo delle neuroscienze cognitive, prima a Padova dove si \u00e8 laureato, poi in varie universit\u00e0 europee tra cui Oxford. La stampa italiana ha parlato di lui in occasione del lancio di <a href=\"https:\/\/www.media.mit.edu\/projects\/beeme\/overview\/\">BeeMe<\/a>, un social game immersivo sperimentato la notte del 31 ottobre 2018: per i ricercatori del Media Lab \u00e8 ormai una tradizione, infatti, nella notte di Halloween, lanciare un esperimento sociale sulle tecnologie pi\u00f9 avanzate.<\/p>\n<p><strong>Ci racconta la \u201ctradizione\u201d degli scherzi, degli esperimenti di Halloween del Media Lab?<\/strong><\/p>\n<p>Qui al Media Lab si presta molta attenzione all\u2019unione tra scienza, design e arte, in pieno spirito umanistico. Il mio gruppo, come altri, si cimenta sia in progetti tradizionalmente considerati scientifici, sia in progetti artistici e performance. Con questo spirito, il mio amico e collega Manuel Cebrian ha ideato e curato una serie di questi \u201cscherzi\u201d in occasione di Halloween: <em>Nightmare machine<\/em>\u00a0trasformava immagini di persone e luoghi comuni in scene e personaggi da film horror; <em>Shelley<\/em>\u00a0raccontava su Twitter storie dell\u2019orrore in collaborazione con il pubblico; <em>Norman<\/em>\u00a0interpretava macchie di inchiostro del famoso test di Rorschach come scene raccapriccianti. Questi progetti hanno sempre avuto molto successo di media e di pubblico. Ci fanno pensare a cosa potrebbe accadere se la tecnologia o l\u2019intelligenza artificiale \u201cimpazzisse\u201d.<\/p>\n<p><strong>Che ruolo ha l\u2019intelligenza artificiale in questi esperimenti?<\/strong><\/p>\n<p>Il mio gruppo si occupa di tecnologia e tecnologia, di questi tempi vuole dire spesso intelligenza artificiale, ossia una famiglia di algoritmi capaci di imparare a svolgere funzioni umane, come la percezione, il linguaggio e la risposta a stimoli ambientali. Vista la sorprendente capacit\u00e0 di apprendimento di questi algoritmi, noi ci siamo chiesti cosa succede quando l\u2019intelligenza artificiale impara a fare la cosa \u201csbagliata\u201d, per esempio quando gli interessi o intenzioni dell\u2019algoritmo non sono allineati con quelli umani. Ovviamente non si pu\u00f2 parlare di libero arbitrio (queste macchine sono pur sempre progettate dall\u2019uomo), ma questi progetti vogliono far riflettere sul fatto che la tecnologia non \u00e8 n\u00e9 buona n\u00e9 cattiva, ma che pu\u00f2 essere usata per il bene o per il male, a seconda degli interessi delle persone che la sviluppano. Avere un dibattito sull\u2019etica e i valori da inserire nella programmazione di queste nuove intelligenze \u00e8 importante se vogliamo muoverci verso una societ\u00e0 pi\u00f9 giusta.<\/p>\n<p><strong>Ci parla dell\u2019ultimo scherzo \u201cBeeMe\u201d, in cui un algoritmo permetteva agli utenti collegati in rete di controllare le azioni di un essere umano?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cBeeMe\u201d \u00e8 stata una performance in cui pi\u00f9 di mille persone hanno partecipato da casa, tele-guidando attraverso il proprio computer il personaggio di una storia Sci-Fi (un attore in carne e ossa) in una corsa contro il tempo, per sconfiggere un\u2019intelligenza artificiale malvagia che stava infettando la rete. Il pubblico (o meglio gli \u201cspettattori\u201d) potevano vedere e sentire ci\u00f2 che il personaggio sentiva e vedeva attraverso uno streaming in tempo reale e potevano suggerire azioni da fargli compiere. Questi suggerimenti venivano aggregati in tempo reale e comunicati all\u2019attore che prontamente eseguiva.<\/p>\n<p><strong>Quali sono stati i risultati?<\/strong><\/p>\n<p>Il risultato finale \u00e8 stato che il pubblico \u00e8 riuscito a completare la storia e finire la missione in tempo. Da una parte non ce l\u2019aspettavamo, visto che spesso questi eventi vengono attaccati dai cosiddetti \u201ctroll\u201d, i bulli degli spazi digitali. Dall\u2019altra, \u00e8 stata una piacevole conferma che le persone sono in grado di cooperare su larga scala e in tempo reale. La cosa interessante \u00e8 che le persone non hanno semplicemente eseguito la missione come avrebbe fatto un singolo individuo (ad esempio scegliendo il percorso pi\u00f9 breve), ma hanno suggerito un mix di azioni divertenti, buffe o totalmente inappropriate, unite ad azioni mirate al raggiungimento della missione.<\/p>\n<p><strong>Quali sono le principali evidenze che emergono dagli studi sulle dinamiche tra intelligenza individuale, intelligenza artificiale e intelligenza collettiva? Come interagiranno in futuro?<\/strong><\/p>\n<p>Questa \u00e8 una domanda da un milione di dollari. Purtroppo, per adesso, questi argomenti vengono affrontati in discipline isolate le une dalle altre. Il mio obiettivo, come ricercatore, \u00e8 quello di studiare come queste intelligenze interagiscono l\u2019una con le altre e quali sistemi possiamo creare perch\u00e9 si rinforzino a vicenda. Sicuramente assisteremo a un crescente uso del machine learning applicato a sistemi sociali. Le ripercussioni potrebbero completamente trasformare il modo in cui scambiamo informazioni e in cui prendiamo decisioni. Un sistema ottimale \u00e8 quello capace di unire la scalabilit\u00e0 ed economicit\u00e0 dell\u2019intelligenza artificiale con l\u2019etica e il buon senso dell\u2019intelligenza individuale, ma anche con la creativit\u00e0 dell\u2019intelligenza collettiva.<\/p>\n<p><strong>Intelligenza artificiale e machine learning cambieranno il nostro modo di prendere decisioni, a livello individuale e collettivo?<\/strong><\/p>\n<p>Assolutamente s\u00ec. In finanza molte decisioni vengono ormai prese da algoritmi in maniera automatica. Un crescente uso del machine learning si osserva anche in sistemi giudiziari e nell\u2019assunzione del personale da parte delle aziende. Questi algoritmi sono estremamente abili nel discernere patterns e regolarit\u00e0. \u00c8 vero che sono veloci, economici ed efficienti, ma non vanno pensati come la soluzione a ogni problema. Il rischio, purtroppo, \u00e8 quello di introdurre gli stessi \u201cbias\u201d, o errori sistematici, che vengono commessi dagli umani. Ad esempio, nell\u2019assunzione del personale si \u00e8 notato come questi algoritmi tendessero a preferire l\u2019assunzione di bianchi, a sfavore delle persone di colore. Questo semplicemente perch\u00e9 i dati su cui erano stati \u201callenati\u201d erano essi stessi viziati da questi pregiudizi. Per questo \u00e8 importante avere una discussione a livello collettivo, aperta e democratica, riguardo a questi temi. Quali sistemi di valori vogliamo inserire nella programmazione di queste macchine, adesso che stiamo dando loro sempre di pi\u00f9 il compito di decidere al posto nostro?<\/p>\n<p><strong>Con questo progetto &#8220;AI &#x2665; FUN&#8221; siamo interessati a mettere in evidenza i punti di contatto tra tecnologie avanzate e divertimento, non esclusivamente nei contesti ludici o di intrattenimento. Dal suo punto di vista, in relazione al suo settore, quali sono le correlazioni possibili?<\/strong><\/p>\n<p>Sono molto interessato a vedere come la crescente interazione tra macchine intelligenti ed esseri umani porter\u00e0 a una nuova sperimentazione: sistemi sociali ibridi che vedono macchine interagire con umani in maniera naturale, avere conversazioni con loro (chi ha visto il film \u201cHer\u201d sorrider\u00e0), ma anche nuove forme di divertimento e intrattenimento. Basti pensare al nuovo Black Mirror \u201cBandersnatch\u201d, dove lo spettatore pu\u00f2 scegliere la prosecuzione della storia come in un libro-gioco. Questo \u00e8 solo l\u2019inizio, assisteremo sempre pi\u00f9 a situazioni in cui l\u2019uomo influenza la tecnologia e la tecnologia influenza l\u2019uomo. Credo che la filosofia vincente in questi ambiti sia quella di un altro gruppo qui al Media Lab, il \u201cLifelong Kindergarden\u201d, che ha sviluppato la popolarissima piattaforma \u201cScratch\u201d per l\u2019apprendimento alla programmazione. Questa piattaforma permette di sviluppare programmi anche molto complessi (veri e propri videogiochi) in modo facile e intuitivo. \u201cScratch\u201d \u00e8 un esempio perfetto di come la tecnologia, in particolare la tecnologia software, possa diventare una vera e propria forma di espressione e creativit\u00e0, non limitata a pochi geeks, ma a chiunque abbia voglia di trascorrere del tempo giocando.<\/p>\n<p><strong>Spesso per misurare, o rendere evidenti, i progressi nel campo dell&#8217;intelligenza artificiale si sfruttano situazioni di gioco in cui emerge la competizione con l&#8217;intelligenza umana (come nella celeberrima sfida Deep Blue \u2013 Kasparov). Le dinamiche di gioco sono importanti per la ricerca?<\/strong><\/p>\n<p>Sono fondamentali. Nello studio dell\u2019intelligenza artificiale il gioco svolge lo stesso ruolo che svolge per il bambino nei suoi primi anni di crescita. Il gioco permette al bambino, quindi al ricercatore, di allenarsi per risolvere problemi reali &#8211; spesso troppo complessi o rischiosi &#8211; in un contesto ridotto, semplificato, che ne utilizza solo le componenti fondamentali. Capire come una macchina possa vincere a scacchi, o ai giochi della Atari, \u00e8 il primo passo per capire come possa agire nel mondo reale. Le componenti di base sono le stesse: un insieme di input, visivi o simbolici, che devono essere tradotti in una serie di azioni mirate a massimizzare il tuo punteggio.<\/p>\n<p><strong>Il dialogo e la collaborazione uomo-macchina funzioneranno in futuro anche in contesti in cui \u00e8 presente l\u2019incertezza e in cui caratteristiche molto umane come l\u2019intuito, l\u2019empatia, il talento oggi fanno la differenza?<\/strong><\/p>\n<p>Questa \u00e8 un\u2019ottima domanda. La risposta \u00e8 decisamente s\u00ec. L\u2019intelligenza artificiale sta mettendo piede in contesti che prima erano solo umani, come l\u2019arte, la scrittura creativa e la cucina. Se prima le macchine erano strumenti (spesso stupidi) che utilizzavamo per i nostri scopi, adesso diventeranno sempre pi\u00f9 nostre pari in quanto a capacit\u00e0 sociali e creativit\u00e0. Saranno sempre pi\u00f9 in grado di influenzarci in maniera sottile e non scontata (si pensi allo scandalo di Cambridge Analytica). Le macchine sono da sempre viste come fredde e razionali (Spock), mentre gli uomini come caldi, emotivi e creativi (Kirk). Da un lato questo \u00e8 vero (gli algoritmi sono semplici manipolatori di informazione), ma dall\u2019altro le similarit\u00e0 con l\u2019uomo sono molteplici. In fondo, comportamenti complessi come l\u2019empatia o l\u2019intuito sono anch\u2019essi frutto di processi che trasformano un\u2019informazione e che avvengono nel cervello. Si assiste oggi a un crescente sviluppo di tecnologia capace di interagire in maniera naturale con le persone. Si pensi ad Alexa o a Google Duplex. Questi sistemi sono estremamente rigidi e certo non creativi o empatici, ma la cosa interessante \u00e8 che sono capaci di interfacciarsi con sistemi creativi e imprevedibili quali gli umani, spesso sono addirittura capaci di fingere di essere umani essi stessi, a volte in maniera inquietante. Sono sicuro che nei prossimi dieci o vent\u2019anni assisteremo a cambiamenti sociali e interpersonali importanti.<\/p>\n<p><strong>Social media e nuove tecnologie hanno cambiato la nostra percezione di alcune emozioni? Se s\u00ec, a suo avviso, anche del divertimento?<\/strong><\/p>\n<p>Certamente un cambiamento c\u2019\u00e8 stato. Per esempio, il fatto di poter filtrare ci\u00f2 che postiamo sui media ci permette di trasmettere agli altri la parte \u201cmigliore\u201d di noi stessi (anche se spesso per \u201cmigliore\u201d s\u2019intende ristoranti costosi e spiagge da cartolina). Tutto ci\u00f2, attraverso il confronto e la validazione sociale, ha ripercussioni sul nostro benessere psicologico: la vita degli altri sembra essere sempre perfetta &#8211; cos\u00ec rivelano, almeno, le foto ritoccate postate su Instagram &#8211; mentre la nostra vita sembra sempre imperfetta. I social &#8211; cos\u00ec come l\u2019industria dell\u2019intrattenimento, dai videogiochi a Netflix &#8211; sono disegnati per catturare costantemente la nostra attenzione, un modello spesso definito &#8216;attention economy&#8217;. Attraverso like, notifiche, endorsement e retweet, i social sono disegnati per fornirci continuamente dei micro picchi di dopamina (il neurotrasmettitore della ricompensa), paradossalmente per\u00f2 \u00e8 diventato difficile prestare attenzione a qualcosa online per pi\u00f9 di un minuto o due. I social sono diventati un luogo dove \u00e8 facile essere indignati, sorpresi, emozionati o arrabbiati (tutte emozioni di breve durata) e dove \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile avere un dialogo costruttivo, pacato, razionale e duraturo su temi importanti. Hanno amplificato la nostra capacit\u00e0 di sentire, meno quella di riflettere. Questo non ci deve deprimere, ci deve anzi insegnare che non dobbiamo smettere di pensare, studiare e migliorare i sistemi tecnologici che costruiamo, proprio perch\u00e9 essi hanno conseguenze sulla nostra vita personale e sociale. Tutto ci\u00f2 non vale solo nell\u2019ambito personale, ma anche in quello istituzionale. Basti pensare a come la televisione prima e Facebook poi abbiano cambiato il modo di discutere le notizie o di fare politica. Prima eravamo esposti a molteplici opinioni con cui potevamo essere d\u2019accordo oppure no, oggi invece l\u2019intelligenza artificiale e i sistemi di raccomandazione ci suggeriscono ormai solo cose su cui siamo totalmente d\u2019accordo, creando queste information bubbles, delle bolle di informazione che confermano quello che gi\u00e0 pensiamo. Allo stesso modo in politica, se prima i politici avevano poche occasioni per interfacciarsi con i propri elettori, oggi si assiste a una loro presenza continua sui social, dove sono costantemente in campagna elettorale, sia nella dimensione delle battaglie politiche che in quella della loro vita quotidiana.<br \/>\nLe intuizioni di Marshall McLuhan sono ancora valide: non \u00e8 solo il contenuto, \u00e8 la tecnologia stessa che cambia il nostro modo di percepire, sentire e quindi decidere.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.phdmedia.com\/italy\/ai-love-fun\/\">AI &#x2665; FUN<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; \u201cNello studio dell\u2019intelligenza artificiale il gioco svolge lo stesso ruolo che svolge per il bambino nei suoi primi anni di crescita\u201d, sottolinea Niccol\u00f2 Pescetelli. 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