Musicista sperimentale, artista concettuale, autore e conduttore radiofonico, Alex Braga, in collaborazione con i ricercatori dell’Università Rome Tre Francesco Riganti Fulginei e Antonino Laudani, ha ideato A-Mint, rivoluzionario sistema di intelligenza artificiale musicale in grado di dare vita a un’esperienza di intrattenimento unica al mondo. A-Mint impara in tempo reale ascoltando l’esecutore umano e, dopo alcune frasi musicali, inizia a fornire una propria interpretazione, generando melodie e arrangiamenti mai esistiti prima. Una formula che mette in scena con efficacia e divertimento i risultati sorprendenti della collaborazione uomo-macchina e permette di intuire l’impatto che l’intelligenza artificiale potrà avere sul mercato dell’entertainment musicale.

 

Come nasce A-Mint?

A-Mint nasce dalla mia esigenza di cercare qualcosa di nuovo, una strada nuova che potesse raccontare la contemporaneità. Sono sempre stato un artista “nerd”, nel senso che ho sempre utilizzato la tecnologia per poter fare delle cose che altrimenti non avrei potuto fare. Un paio di anni fa mi capitò di leggere molti articoli allarmistici sull’avvento dell’intelligenza artificiale e questa cosa mi colpì, prima di tutto perché sono sempre stato un ottimista di natura, secondariamente perché per me la tecnologia è sempre stato un mezzo per raggiungere qualcosa che l’uomo da solo non avrebbe potuto raggiungere. Con A-Mint volevo rappresentare proprio questo concetto, la ricerca dell’equilibrio tra uomo e tecnologia: il nome infatti sta per “artificial musical intelligence” ma anche per “mentina”, qualcosa di rinfrescante che puoi masticare quando vuoi sentire un sapore nuovo.

Spiegaci bene cos’è e come funziona, quali sono le sue unicità.

Sostanzialmente è la prima intelligenza artificiale al mondo in grado di decodificare in tempo reale il codice di improvvisazione di qualsiasi musicista e di duettare con lui producendo un infinito numero di partiture. Detto così può sembrare un mero esercizio di stile, in realtà sta creando una piccola rivoluzione all’interno del mondo musicale e delle intelligenze artificiali. Proprio perché non è uno strumento fine a se stesso ma uno strumento rivoluzionario per qualsiasi artista e creativo, non avendo uno stile suo a differenza di tutte le altre intelligenze artificiali nutrite di migliaia di ore di tutta la musica classica del mondo che poi riproducono… male, A-Mint è uno strumento evolutivo e adattivo. In pratica dà al musicista dei superpoteri, lo trasforma in una specie di “Ironman”: riesce a fare da solo in tempo reale un’orchestrazione elettronica, a creare un ponte tra musica classica, acustica ed elettronica. Tutto ciò prima d’ora non era mai stato possibile.

Che tipo di situazione, di atmosfera si crea sul palco e con il pubblico?

Sul palco, nella resa musicale e per quanto riguarda l’estetica artistica, A-Mint sta tracciando un solco molto importante, perché sta definendo uno stile musicale nuovo, che io chiamo “musica evolutiva”: una musica viva, fatta di uno spessore e un’intensità, di livelli di arrangiamento mai sentiti prima, per il semplice fatto che prima non era possibile realizzarli. E questa cosa si ottiene sia su disco che dal vivo. L’atmosfera che si crea sul palco, in particolare, è unica, magica, perché le persone non hanno mai visto prima d’ora duettare in modo così libero la musica acustica tradizionalmente detta e quella elettronica. Quest’ultima, infatti, è sempre stata legata a delle basi, delle griglie, dei pattern, è una gabbia dorata dalla quale non si può uscire, prima di salire sul palco sai già cosa succederà; con A-Mint, invece, tutto ciò viene scardinato: si opera in libertà totale e questo lo percepisce l’artista che suona, il pubblico, chi ascolta un disco. È questa la magia. Spesso nei seminari che tengo in giro per il mondo sull’intelligenza artificiale musicale uso questa metafora: al giorno d’oggi tutti possono volare, basta prendere un aereo di cui si conosce in anticipo la rotta che percorrerà, l’aeroporto da cui partirà, il posto in cui ci accomoderemo ecc, ma un conto è volare così, un conto è avere le ali. La musica elettronica prima di A-Mint era un aeroplano, ora sono le ali per volare in autonomia.

Che riscontri avete avuto? E come si sta evolvendo il progetto?

A-Mint è partito come un progetto totalmente sperimentale. Dopo averlo concepito ho scritto a una serie di università per riuscire a realizzarlo e l’unica che ha risposto è stata l’Università di Roma Tre. Con i professori Francesco Riganti Fulginei e Antonino Laudani siamo riusciti a metterlo in piedi. Abbiamo iniziato dal Romaeuropa Festival e da lì il progetto è letteralmente esploso. Ci ha chiamato Google diverse volte per coinvolgerci negli eventi sull’intelligenza artificiale musicale, per rappresentare lo stato dell’arte più evoluto della materia. Ci ha portato a suonare al Centre Pompidou di Parigi, a Bruxelles davanti agli esperti della Commissione Europea che studiano l’intelligenza artificiale e i metodi per divulgarne nuovi orizzonti e nuovi utilizzi, fino a uno dei riconoscimenti per noi più alti: la nomination al Premio di Ars Electronica, cioè l’Oscar dell’arte digitale mondiale, il Festival di Linz in Austria, il più antico festival e premio al mondo per l’arte digitale e la musica elettronica, istituito nel 1979. Per me è stato come essere in nomination agli Oscar. Come dire, non potrebbe andare meglio di così! Dal punto di vista discografico, inoltre, si è delineato uno stile talmente nuovo e rivoluzionario, anche nel sound, che ho appena firmato un contratto con la berlinese !K7, l’etichetta di musica elettronica indipendente più grande al mondo, quella di Kruder & Dorfmeister, dei DJ-Kicks e stiamo facendo il primo disco realizzato con l’intelligenza artificiale in questo modo. Nulla a che vedere con i progetti in cui si vede l’intelligenza artificiale che compone e suona al posto dell’uomo; questi progetti sono un controsenso perché l’AI non potrà mai sostituire l’uomo, non potrà mai creare arte da sola perché il fulcro dell’arte è il significato che c’è dietro un gesto, un oggetto, una rappresentazione e quello che c’è dietro la macchina non lo vede, non lo prova, non lo sente e non lo farà mai. È l’uomo che glielo deve dare, quindi è fondamentale che l’uomo lavori in simbiosi con la macchina e con l’intelligenza artificiale, perché quella è l’unica via per raggiungere un futuro sostenibile dal punto di vista ecologico ma anche esistenziale.

Spesso i ricercatori usano la dimensione del gioco (scacchi, videogiochi ecc) per rendere visibili i progressi dell’intelligenza artificiale rispetto a quella umana, in A-Mint prevale l’aspetto competitivo o quello collaborativo?

Per me la sfida tra l’uomo e la macchina, quindi l’aspetto competitivo, non esiste. È una corsa comune: noi ci serviamo delle macchine per arrivare su territori che da soli non potremmo permetterci. Nel nostro progetto ogni volta che io vado in scena non c’è mai una sfida, è un viaggio comune mio e del pubblico per cercare di provare emozioni non provate prima. Questa è la vera sfida.

Pensi che l’intelligenza artificiale e le sue applicazioni rivoluzioneranno anche il mondo dell’intrattenimento al pari di altri settori più citati?

Penso che l’arte come sempre abbia un ruolo di avanguardia, quello cioè di mostrare scenari di un futuro possibile. In questo senso il nostro progetto cerca di dare delle possibili risposte a temi antropologici e sociali che riteniamo importanti. Uno di questi è il punto di partenza del progetto, cioè la paura dell’intelligenza artificiale. E la risposta è questa: non bisogna averne paura perché si può utilizzare per raggiungere cose meravigliose e rivoluzionarie, tanto nella musica quanto nella medicina, nell’ecologia, nei trasporti ecc.

Oggi di intelligenza artificiale si parla o in modo troppo specialistico (poco comprensibile ai più) o troppo allarmistico (ruberà i posti di lavoro, rappresenterà un pericolo per l’uomo…), lo scopo di questo progetto editoriale è raccontare le sue declinazioni “fun” per arricchire la gamma delle sue rappresentazioni e contribuire a creare una cultura condivisa sul tema. Cosa ne pensi?

È assolutamente necessario che le persone capiscano che l’intelligenza artificiale è uno strumento che permea e permeerà la nostra vita in tutti gli aspetti, quindi è fondamentale darne quante più rappresentazioni educative, di entertainment, artistiche, “fun” possibili. Sono totalmente favorevole a una divulgazione in questo senso, proprio perché c’è molto allarmismo, frutto secondo me di una grande sfiducia nell’umanità, non nella tecnologia.

Date dei prossimi live? Appuntamenti futuri per chi volesse seguirti?

La prima grandissima tappa in Italia è frutto di un accordo, di cui sono molto orgoglioso, con l’Accademia di Santa Cecilia, una delle istituzioni musicali più antiche d’Europa, che sarà il primo conservatorio al mondo ad adottare un’intelligenza artificiale musicale come strumento da insegnare ai suoi studenti. Partiamo quindi da lì, il 14 e 15 ottobre, con il primo seminario di A-Mint, poi saremo alla Maker Faire, sempre a Roma, il 18 e 19 di ottobre, appuntamento per noi ormai immancabile perché Maker Faire è una nostra sostenitrice fin dall’inizio. Successivamente, non ho ancora la data esatta, uscirà il disco per !K7 e poi ci vedremo in tour molto presto ovunque, non solo all’estero, anche in Italia.

 

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