di Domenico Genovese

Qualche giorno fa, come ogni anno, è andato in scena a Milano lo IAB Forum. L’evento che chiama a raccolta tutti i professionisti italiani del mondo della comunicazione digitale che, tra un gadget sgraffignato e un depliant – a proposito, ma quanto sono “analogici”? – sfogliato con disattenzione, hanno potuto dare uno sguardo ai trend del momento e al prossimo futuro grazie al convegno principale centrato sul tema 2017: Born Digital. La due giorni interamente focalizzata sui post millenials ha fornito diversi spunti di riflessione che cercherò di concentrare in pochi punti.

Numeri. Partiamo sicuramente dai numeri presentati. Diverse le fonti che, seppur con dati lievemente differenti sulla base della definizione del perimetro di riferimento, confermano la crescita a doppia cifra di tutto il mondo del digital, compresa la raccolta pubblicitaria. L’aumento percentualmente elevato è dovuto (anche) alla base di partenza italiana arretrata rispetto agli altri paesi europei ma il nostro ritardo tecnologico non è certo una novità. In ogni caso, secondo EY, l’economia digitale italiana segna un valore di 58 miliardi di euro impiegando 253.000 persone.

Trend. AI, AR, VR… quale delle tecnologie che si nasconde dietro queste sigle sarà “The Next Big Thing” è stato il tema del confronto tra Alessandro Lacovara, Managing Director di PHD, Dario Caiazzo, Managing Director di Teads Italia, Constantine Kamaras CEO di IAB Europe e Christina Lundari, GM di Oath Italia. Anche qui previsioni sensibilmente divergenti in quanto a orizzonte temporale entro cui i cambiamenti saranno significativi e tangibili, ma sostanziale convergenza per ciò che riguarda la visione: le attività quotidiane, la comunicazione e il modo in cui i brand cercheranno e raggiungeranno i propri utenti intrecceranno sempre di più le proprie strade col digital e con le sue emanazioni più evolute.

Content is King. Nel 1996, Bill Gates, che credo non abbia bisogno di presentazioni, apriva un essay* con questa affermazione: “Content is where I expect much of the real money will be made on the Internet, just as it was in broadcasting”. Ventuno anni dopo siamo qui ancora a dircelo. A conferma di quella visione ma anche a riprova, ahinoi, della miopia di molti brand. Nostro è il compito di guidarli verso una strategia che si basi, o quantomeno tenga in forte considerazione, su contenuti di qualità che ingaggino l’utente e permettano di emergere dal maremagnum di adv online che ha portato l’11% della popolazione globale di internet a installare degli ad blocker** nel 2016. A dicembre dello scorso anno, infatti, erano oltre 600 milioni i device su cui era installato un software di adblock, il 62% dei quali era mobile.

Digital Transformation. Avere una struttura già pronta ad assorbire i cambiamenti del mercato e le evoluzioni tecnologiche significa già oggi, indipendentemente dal proprio business model, utilizzare tutto il mondo che sta sotto al cappello del termine “digital” per raccogliere quanti più dati possibili e organizzarli per sfruttarne le potenzialità. Razionalizzare tutto ciò che nell’impianto aziendale è fonte, destinatario o semplicemente punto all’interno di un flusso di dati affinché nessun passaggio sia “silenzioso” o, peggio, duplichi o cancelli le informazioni stesse. Si tratta di una locuzione che è ormai una buzzword ma che nasconde più idee che concretezze. Aiutare i brand a materializzarla sta anche a noi che in un mondo di realtà virtuale e realtà aumentata possiamo diradare la nebbia e mostrare la RR – Real Reality che verrà.

 

*Per chi volesse approfondire: http://web.archive.org/web/20010126005200/http://www.microsoft.com/billgates/columns/1996essay/essay960103.asp
**Dati PageFair 2017 Adblock Report